Chi sono

Mi chiamo Alessia e nasco in Calabria nel 1989. Cresco in un piccolo paese della provincia di Cosenza, fra mare e colline, dove la vita scorre lenta e tranquilla. Una piazza e le solite persone. Un viale, l’isola di Dino e la spiaggia illuminata dai falò di ferragosto. E poi le corse in bicicletta, i pomeriggi infiniti in compagnia di un Supersantos, la pineta. Nonna. Eppure qualcosa cambia in un mattino uggioso, quando non si va a scuola. Ma non è una giornata di festa. Operai e operaie bloccano l’accesso alla Statale 18, la principale arteria stradale che collega la costa tirrenica calabrese al resto dell’Italia. Altri, invece, sono arrampicati sui silos. Striscioni, megafoni. Centinaia di persone rischiano il posto di lavoro perchè la “Marlane”, la fabbrica tessile di Praia, ha deciso di chiudere. E così accadrà nel 2004, quando oltre alla disoccupazione, dall’ex industria di tessuti usciranno troppi scheletri dall’armadio: morti bianche (108 accertate e altre 29 che si sono aggiunte recentemente all’elenco) e l’ipotesi di un disastro ambientale su cui sta indagando la Magistratura. Avevo 14 anni e quell’episodio ha cambiato per sempre il modo di vedere le cose. Da quel momento in poi, “io odio gli indifferenti”. Da lì, nasce la mia passione per il giornalismo, la politica dal basso e la voglia di costruire un mondo più equo, giusto e libero per tutti e tutte.

Dopo un “periodo sabbatico” e uno scontro etico con me stessa, ho lasciato Giurisprudenza quando la metà non era affatto irraggiungibile. Ho messo un punto e ho ripreso gli studi in Scienze Politiche. L’anno scorso ho frequentato un corso di formazione su migranti e rifugiati (La Sapienza), e sempre nell’anno del “grande esordio” (il 2017) ho cominciato a scrivere su qualche testata cartacea e on line. Ho scritto alcuni articoli per Il Manifesto, Comune Info, Dinamopress, Il Salto. Racconto principalmente di ambiente, territorio e migranti. Proprio sulla questione delle migrazioni, ho aperto questo blog. Credo nella scrittura come arma di lotta e libertà. Viviamo tempi neri, cupi, dove le fake news pullulano e c’è molto spesso una forte disinformazione che accresce il clima di odio e intolleranza da cui l’Italia- e non solo- è stata avvolta negli ultimi anni.  Una continua propaganda politica intenta a descrivere chi viene da un altro Paese o chi è povero come “il nemico”. Mi chiedo spesso: “quando abbiamo dimenticato di restare umani?” 

Buona lettura a chi passa da qui o mi incontra “altrove”!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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